mercoledì 1 giugno 2016

L'artemisia

Una pianta controversa legata all'immaginario femminile.


Care consorelle e confratelli,
questa pianta trae il suo nome dalla Dea Artemide, perché un tempo era considerata utile per le donne (ne vedete qua sopra un bel cespuglio lungo un fiume vicino a casa mia). Simbolo di fedeltà e castità, la Dea è però anche protettrice delle streghe moderne e, colta nella magica notte delle erbe di San Giovanni e messa fra i capelli, quest'erba favorisce l'amore. Recisa alla base nel momento in cui scocca la mezzanotte e appesa a testa in giù, è un ottimo amuleto contro la malasorte.
Le correlazioni con il mondo femminile riguardano però anche la proprietà di favorire i parti, ma pure di provocare l'aborto. In inglese antico, difatti, si chiamava "erba del crimine", e non dimentichiamoci che da questa pianta si ricava l'assenzio. Quest'ultimo pare che abbia proprietà vermifughe e gli antichi Germani erano soliti deporlo sulle tombe, per preservare i cadaveri.
Al giorno d'oggi, l'assenzio permane come digestivo (il vermouth ha come base l'artemisia), basta una manciata di fiori essiccati in 1/2 l d'acqua, ma l'uso smodato che se ne fece nel 1800 lo lega ancora a una cattiva fama.
Che la Dea vi benedica

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