martedì 16 febbraio 2016

I miei uomini #4: Fulke

Ho apprezzato molto il fatto che, per la parte più romance, la scelta dell’autrice sia ricaduta su un protagonista che è un po’ l’antitesi del solito macho muscoloso, bello e dominante. Col suo fascino quasi etereo e le sue difficoltà linguistiche, che danno vita a un buffo eloquio, Fulke appare quasi fragile, impacciato, a volte schietto al punto da rasentare l’ingenuità, a volte indecifrabile e sfuggente. Irresistibile per la sua unicità più che per la prestanza fisica” – dal blog “Il flauto di Pan”


Care consorelle e confratelli,
ho deciso che oggi vi confesserò un retroscena... In una vita precedente, quando ancora non avevo scoperto le gioie di Amazon, un grosso editore si era dimostrato interessato al progetto delle Spose della notte. Se poi si risolse tutto con un nulla di fatto, fu soprattutto per le ripetute dimostrazioni di insolvenza della casa editrice in questione, ma Fulke giocò di sicuro un ruolo determinante: il personaggio doveva essere eliminato! Troppo fuori dalle righe e diverso, strano, rispetto alle aspettative sui protagonisti maschili di questo genere (immaginiamoci dunque la faccenda in relazione allo sviluppo di “Luna di notte” in merito alle 'regoline' etiche del romance tradizionale…). Le motivazioni dell’addetta ai lavori apparivano confuse e poco convincenti; per quanto tentassi di comprenderla, andandole incontro con varie modifiche (anche se spesso ero io che dovevo spiegarle le tecniche di scrittura), la ragione di fondo era chiara: bisognava sostituirlo con un eroe romance mutuato da una serie estera di successo. E lì dipende da cosa si vuole ottenere, nel rispetto dei sogni, delle aspirazioni e delle esigenze di tutti; cosa si accetta e cosa non si accetta, anche se ancora non si è raggiunto lo stadio esoterico necessario per materializzare banconote, seppure poverelle come me. Pertanto, date le notorie dimostrazioni di insolvenza economica di cui sopra, mi opposi. Il problema maggiore appariva il bizzarro modo di esprimersi a causa delle difficoltà linguistiche di questo misterioso e ambiguo mezzelfo proveniente da Bosco Nevoso. Proviamo ad ascoltarlo...


Fulke si guardò un attimo intorno, con aria imbarazzata. «Libero?» chiese, indicando la sedia di fronte a lei.
Dunia annuì e lo osservò con curiosità mentre si sporgeva sul tavolo e si scostava una ciocca di capelli per mostrarle che le orecchie erano ancora al loro posto.
«Fulke» si presentò.
Già...
Lui fece per tenderle una mano, ma una sorta di creta invisibile gliela bloccò a metà tavolino. Rimase a fissarla per un attimo a sopracciglia aggrottate, poi annuì. «Capito.» E la tirò indietro, ripetendo: «Fulke.» Le sorrise con un’aria spensierata che la fece disperare in merito al possibile piano di adescamento che le sarebbe stato presto propinato. «Servizi segreti magici.»
«Sì.» Gli rimandò un risolino forzato a labbra stirate. «Mata Hari, piacere.»
«Previsto questo.» Lui si accigliò e si grattò il capo con la punta dell’indice. «Però io Agente Fulke di Bosco Nevoso comunque. Scusa ma io non parlo bene tua lingua. Dispiaciuto per tuoi amici.»
«Come no?» Se non altro, Ramòn aveva raccontato la sua versione prima di sapere che non poteva toccare Titania. «Adesso mi dirai che hai fatto di tutto per evitare la strage e che non ti è possibile per il momento consegnare i colpevoli ai tuoi superiori.»
«Esatta prima parte, errata seconda.»
Dunia si accomodò contro la spalliera della sedia e lasciò che il cameriere le deponesse davanti il caffè. «Tu che prendi?»
«Io latte caldo.» E sorrise anche al cameriere, intrecciando le mani sul tavolo.
Il cameriere annuì e, quando si fu allontanato, Dunia incrociò le braccia sul petto. «Sentiamo dove ho sbagliato con seconda parte» cantilenò, calcando sulle ultime parole per prenderlo in giro. «Perché non puoi consegnare i colpevoli?»
Fulke le lanciò un’occhiata di disappunto. «Io no incaricato di consegnare colpevoli a miei superiori, io incaricato di uccidere.»
«E perché non lo fai?»
«Loro protetti.» Prese fiato. «Io non posso.»
In effetti, non faceva una grinza.
«E perché se sei con loro da prima dell’equinozio d’autunno non li hai uccisi a mezzanotte?»
«Oh!» esclamò irritato. «Io uccisi dieci in pochi minuti. Tu permetti avanzati due?»
«Proprio quei due?»
«Più potenti. Prevedibile.» Sembrava quasi vero.
«E loro non si sarebbero accorti che sei stato tu, che stai facendo il doppio gioco?»
«Io bravo a fingere.»
«Ma ci sei o ci fai? Ti tiri la zappa sui piedi da solo?»
«No, io no usato zappa.»
«È un modo dire!»
Alzò una spalla e scosse la testa. «Noccapito.»

L’addetta appariva convinta del fatto che le lettrici (secondo alcuni editor, le autrici spesso “le sopravvalutano”… opinione su cui intavolare un bel po' di discussioni) non avrebbero compreso che l’effetto ridicolo era in parte voluto ("in parte", perché, secondo me, quello che non si capisce bene di Fulke, e pure questo è voluto, è appunto “se ci è o se ci fa”, dato che a tratti lo si intuisce molto più furbo e pericoloso di quanto dà a vedere).


Due tronchi come una “V”, e Fulke in mezzo, aggrappato alle cortecce.
Immerso nel suo ambiente naturale, appariva diverso, più evanescente, confuso con i colori e le linee del bosco. Indossava solo un paio di pantaloni color della terra, tuffati in scarponi di cuoio, e a torso nudo sfidava il gelo della stagione, come immerso in una bolla di calore arrivata forse dal nulla, o forse da Bosco Nevoso. Non c’era niente di sensuale in quella figura, eppure Dunia sentiva impellente il bisogno di avvicinarsi, di abbracciarlo e di fondersi a lui.
Non poteva essere sorpreso di averla vista, non poteva essere stupore o curiosità l’aria disegnata sui suoi tratti, quasi che Dunia non dovesse dare per scontato che la stesse ormai seguendo da un pezzo. Doveva essere per l’ambiente, per l’atmosfera, per il fondale fiabesco contro il quale si stagliava, che il suo sguardo non appariva quello di sempre.
Era più cupo, attento, arcano e, se Dunia avesse potuto toccarlo, lo avrebbe fatto, ma solo per cercare di capire se si trattava davvero di lui, o di qualcun altro. Qualcos’altro. Un sogno, una visione, una proiezione della sua stessa mente.
Ma non poteva.
Se ne restava lì, muto, immobile, con lo sguardo fisso in lei, e non si decideva a parlare, nonostante fosse ormai chiaro che lo aveva scorto tra le frasche.
Il dilatarsi del tempo infuse in Dunia il timore che stesse per accadere qualcosa di diverso, o perlomeno di insolito, così come era insolito l’atteggiamento di Fulke. Non riusciva a percepire se si trattasse di qualcosa di negativo o di positivo. Le sensazioni erano contrastanti, e rimase immobile anche lei, nell’attesa che accadesse quel qualcosa. Fissa nel suo sguardo. Finché non cominciò a sentirsi abbracciare da uno strano torpore.
La testa prese a girarle e il cuore a batterle più forte, nella certezza che non potesse essere tutto così positivo. Così fu costretta a piegarsi sulle ginocchia e ad appoggiarsi al terreno fradicio con la punta delle dita prima, con tutti i palmi poi.
Si sentiva ubriaca, ebbra di sensazioni, colori, profumi, suoni, che presero a vorticarle per i sensi finché non vide gli scarponi di Fulke comparirle davanti agli occhi.
Si sedette e si accasciò sempre più, incapace di compiere movimenti e di pensare se non al fatto che tutto quello non andava bene, che c’era qualcosa di sbagliato e che non riusciva a capire cosa.
I rami sopra di lei si plasmavano come braccia e le radici emergevano dal terriccio quasi fossero dita adunche pronte ad afferrarla, mentre tutto si distorceva in un amalgama di colori che sfumava dal verde al marrone, dal marrone al verde. Mille occhi si accesero fra le ombre e i nodi delle cortecce assunsero sembianze umanoidi. Sussurravano, bisbigliavano, parlavano in una lingua sconosciuta che si faceva musica alle sue orecchie, inebriandola sempre più, in un connubio di spirito e materia, forme e linee evanescenti che si scambiavano di posto fra sagome che si incastravano e giochi di luce che le ammorbidivano.
Fulke si era inginocchiato di fronte a lei e le tendeva una mano.
Gli occhi color del miele balenavano in sintonia con l’humus dell’autunno colpito dai raggi del sole e acquistavano una sicurezza e una determinazione che mai avevano avuto fino a quel momento.
Continuava a tenderle la mano.
Nell’incoscienza di quel torpore, Dunia fece quasi per afferrargliela, ma lo sforzo che le richiese quel movimento le ricordò che non avrebbe dovuto desiderare di raggiungere le sue dita tanto fortemente da realizzare le sue intenzioni.
Eppure qualcosa si agganciò alla sua mano, qualcosa di duro e di freddo, di materno e rugoso, gliela sfiorò e le diede la forza di tornare a issarsi almeno sulle ginocchia, qualcosa che somigliava a un ramo, e che forse lo era.
Quel tocco, a poco a poco, la riportò alla realtà. L’effetto di quella droga misteriosa svanì e Dunia si ritrovò improvvisamente a fissare Fulke, inginocchiato di fronte a lei.
Il suo primo istinto fu quello di allungare un braccio, per accertarsi che la barriera ci fosse ancora; poi, quando se ne fu assicurata, di chiedere: «Perché mi hai teso la mano? Sapevi che non potevo afferrarla.» Inspirò profondamente e si passò l’avambraccio sulla fronte, ma Fulke non rispondeva. E di nuovo fu presa dal dubbio che si trattasse solo di una visione. «Volevi che cedessi? Che desiderassi afferrartela per rompere la barriera?» Il fatto che Fulke continuasse a non rispondere la portò subito a pensare di essere nel giusto. Che ci avesse provato davvero. Che non ci fosse riuscito e che adesso non sapesse cosa risponderle…

Il compromesso, secondo l'editor, era un accento europeo preciso, per esempio IL TEDESCO. E...  be’, io l'avrei anche fatto parlare come i personaggi di "Sturmtruppen", ma allora sì che poi sarebbe parso rrriTicolo a tutti gli effetti. Che dire, dunque? Ben lieta che Fulke se ne sia andato in giro da sé e che sia stato apprezzato così com’è.
Che la Dea lo benedica

2 commenti:

  1. Credo sia stato e continua a essere un personaggio abbastanza importante nella trilogia, seppur il suo ruolo sia abbastanza circoscritto. Credo che più avanti ci farà vedere realmente la sua natura e di che pasta è fatto... sopratutto se deve tener testa a certi personaggi....

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    1. Fra "certi personaggi", in effetti, potrebbe apparire come il più debole... o forse sarebbe capace di girarseli tutti intorno a un dito. Lo sapremo nello spin-off ;)

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