martedì 10 maggio 2016

I miei uomini #12: i gemelli

"Stavolta il mio lato cattivo ha avuto la meglio e mi sono lasciata sedurre dalla sensualità di Alastor" - dal blog "Romance and fantasy for cosmopolitan girls"

Care consorelle e confratelli,
ho deciso di creare un post cumulativo per i diavoli gemelli di “Il diavolo e la strega” perché, per quanto simili fisicamente e diversissimi caratterialmente, appaiono come una sorta di entità collettiva, molto malvagia, e preferirei tenermene alla larga. L’unico da cui si potrebbe cavare qualcosa di buono – forse – è il protagonista, Nergal, di cui vi ho già parlato nell’articolo a lui dedicato, e due fra i sei risultano assai marginali, quindi mi sarebbe parso illogico costruirci sopra un intero post quando non l’ho fatto per personaggi della trilogia delle Spose ben più cruciali quali Sabisto, Oliver, Ramòn, Timoteo e Alis. Ma, data la struttura dell’intera opera, scovare materiale libero da spoiler era quasi impossibile.
Chi sono questi sei diabolici gemelli che competono per la prescelta? Chi sono i figli del Diavolo che metteranno al mondo una creatura particolare lottando l’uno contro l’altro come animali che si contendono un territorio? Teniamo fuori Nergal (che si discosta dai fratelli per non essere bruno come loro, e neppure gli occhi sono entrambi neri, ma uno ha ereditato dalla madre pagliuzze dorate), e diciamo subito chi sono i due marginali: Samael e Aamon. Il primo (“«Buonaseraaaa» strascicò una voce dal vano della porta, dov’era appena apparso un altro tizio identico agli altri due, però con i capelli rasati e un cardigan multicolore su cui campeggiavano Babbo Natale con slitta e renne annesse. «Chi abbiamo a cena stasera?»”) ne è fuori per il semplice fatto che è omosessuale, e inizialmente si mostra come il meno pericoloso; talvolta capita che copra addirittura le spalle ai ‘buoni’, ma c’è un programma in atto, e sia lui sia Aamon dovranno risultare determinanti, procedendo nella narrazione. Quest’ultimo (“maglioncino grigio a rombi neri, i pantaloni di velluto a coste e i capelli scompigliati in un taglio accidentale che lo faceva rassomigliare a un giovane nerd”) si mantiene difatti in disparte per una misteriosa impotenza che non gli permette di eccitarsi se non di fronte a immagini pornografiche, ma il suo basso profilo dovrebbe semmai  mettere in guardia la protagonista, se non fosse che la nostra Selene è all’oscuro del piano e non crede nel soprannaturale.
Incontriamo il primo, Alastor, colui che “si atteggia ad autorevole capobranco”, insieme a Selene:

… non fece in tempo ad avvicinare l’indice ancora scoperto e gelato al citofono, che uno scatto aprì uno spiraglio di luce, e una sagoma maschile si delineò nel vano del portone.
Sembrava sulla trentina, di statura superiore alla media, e indossava un completo scuro di taglio pregiato. I capelli lisci e neri si allungavano scalati fin sopra le orecchie, lasciando scoperto un ovale regolare ma non particolarmente bello. Il naso troppo grosso, le labbra femminee sulla pelle chiarissima, impreziosita da un aristocratico pizzetto.
«È qui per il colloquio?» le chiese con voce ferma.
Selene annuì, pensando che invece quegli occhi neri fossero bellissimi. Affascinanti, intriganti e...
«Vieni, figliola!» berciò dall’interno una voce in cui Selene riconobbe quella udita al telefono. «Diamoci tutti del tu!»
L’uomo si scostò e la invitò a entrare con un galante cenno della mano. Un sorriso in parte nascosto da mezzo inchino del capo.

I sei hanno ovviamente poteri di seduzione che al di là di qualsiasi aspetto possono risultare seducenti, e le armi di Alastor saranno proprio la compostezza e l’apparente imperturbabilità. Anche se a volte i risultati migliori si ottengono mostrandosi l’esatto contrario…

… stava per raggiungere la macchina, quando due fari la colpirono all’improvviso.
Un’auto nera sportiva sbucò dall’ingresso del vialetto e andò a piantarsi a due centimetri da lei con uno smisurato stridio di ruote che fece friggere anche i lampioncini. Come se la nebbia e le luci avessero subìto l’attrito.
Una cacofonia di distorsori metallici proveniva a tutto volume dalle casse dello stereo e il tonfo dello sportello che si apriva e richiudeva si confuse con i colpi della batteria.
Ecco il quinto...
Uguale. Manco a dirlo. Solo che indossava uno spolverino di pelle scura su cui spiovevano capelli lunghissimi. Matita nera a sottolineare i soliti occhi. Guanti anch’essi in pelle, che sfilò a rivelare non geloni ma cifre tatuate sulle dita.
Ancora più straniante, in lui, fu il sorriso cordiale che gli si stampò in volto.
«Che bella sorpresa!» Voce calda come quella di Tamiel, allegra come quella di Samael. «Chi ho il piacere di conoscere?» proseguì, tendendole quelle cifre tatuate. «Asmodeo.»
«Selene» replicò lei, quasi poco convinta di chiamarsi così.
«Incontro mitico, oserei direi» ribatté lui, facendole l’occhiolino e attardandosi con la mano nella sua. Anche se in tutta sincerità non le dispiaceva, perché... ecco, in lui, il sorriso che rendeva gli altri più carini sortiva un effetto al quadrato, facendolo apparire dannatamente sensuale. «E che ci facevi in questa casa di pazzi?»
Forse, alla fine, il più normale era lui.
«Sono passata a parlare con...» esitò, «... tua madre, immagino.» Rise, sentendosi imbarazzata dal magnetismo di quello sguardo, «per un colloquio di lavoro.»
Lui aggrottò le sopracciglia, ma non parve contrariato. «Sarai mica la nuova badante?»
Finalmente le aveva lasciato la mano. “Finalmente...”
«Devo ancora riflettere su alcune cose.»
Tipo... dormire sotto lo stesso tetto con te.
Lui piegò la testa da un lato, come per scrutarla meglio alla luce dei lampioncini. E indugiò, a lungo, troppo, per non farla sentire insulsa e inadeguata nel piumino sfigato.
«Su cosa dovresti riflettere? Dimmi.»
Quel “dimmi” sussurrato, lento, a occhi socchiusi, la colpì alla nuca, scivolò lungo la spina dorsale e le si conficcò fra le cosce, per arrotolarsi infine intorno alle gambe.
Gambe che volevano muoversi all’indietro, per rientrare, firmare il contratto, o quel che cavolo era, e rimanere lì a partire da quella sera stessa.
Ma un segnale l’avvertì dell’arrivo di un sms e Selene ritrovò il suo autocontrollo.

Asmodeo è un rocker vizioso quanto la madre. Non solo beve come lei, ma pare che la rendita di famiglia derivi dalla sua pratica con le slot machine, deprecabile abitudine che in casa è lodata e incoraggiata. Forse, però, il più pericoloso è il calmo (lo è davvero?) e sensuale Tamiel, che sembra voler prendere i vantaggi dell’uno evitando i difetti dell’altro..

C’era un tipo ai fornelli, di spalle, con indosso un ampio e morbido maglione di lana nera e un paio di jeans strappati su anfibi sfibbiati. Il look appariva il contrario di quello dell’altro, rimasto in salone, ma, quando si voltò, il viso risultò identico. Forse più carino. I capelli più corti. L’espressione più gioiosa. Sbarbato. «Ciao» le disse, semplicemente. Sì, carino, parecchio.
«Muoviti, Tamiel!» bofonchiò Lilly, aggirandosi per la stanza. «Ho fame.» Poi le rivolse uno sguardo complice. «Ti ci devi abituare, io mangio presto» mormorò a occhi spalancati, quasi le stesse confidando un segreto, «come all’ospedale.»
«Aspetto che le patate nel forno finiscano di cuocere» ribatté l’altro, con un timbro caldo e pacato che infuse in Selene un profondo senso di serenità. «Poi ti apparecchio.»

Talvolta lo vediamo vagare per casa mezzo nudo, talaltra si presta ad aiutare la protagonista in cucina...

... lui le aveva poggiato il mento nell’incavo della spalla, per sussurrarle in un orecchio: «Va bene così?»
Non proprio. O forse sì. Quel brivido lungo il collo non poteva essere male, no?
Cercò di concentrarsi sull’impasto, allontanando con difficoltà l’ebbrezza provocata dalle labbra di lui così vicine all’orecchio, dei fianchi che premevano contro i suoi, nel movimento rotatorio della palla di pasta che andava a formarsi, nel ricordo di quel girovagare per la casa in camicia, mutande e anfibi per l’esuberanza dei termosifoni e del camino.

Sì, Selene non sospetta niente di paranormale, ma nel corso della storia qualche intuizione dovrà pur arrivare?

E Selene si sentiva a tratti tranquilla, a tratti turbata. La divertiva, l’allegria di Samael, e tutto sommato la riposavano, i silenzi di Aamon. Ma i modi affettati di Alastor la infastidivano, gli sguardi provocatori di Asmodeo la mettevano a disagio, e la benevolenza sciorinata da Tamiel le infondeva sentimenti contrastanti. Uno sembrava tirarsela per attirare le attenzioni; un altro, per lo stesso motivo, pareva svendersi; l’altro ancora le richiedeva espressamente...

Che la Dea non li benedica

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