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mercoledì 9 dicembre 2015

La tradizione ermetica

Una panoramica sulle origini della tradizione ermetica da Trismegisto ai precursori di Bruno...


Care consorelle e confratelli,
sin dagli albori degli studi ermetici, la ricerca della verità è andata a identificarsi con quella dell’oro primordiale; il progresso consisteva nel ritorno a questa purezza, a partire dalla degenerazione dei vili metalli. Al tempo stesso, l’umanista recuperava l’arte e il pensiero classico, con il Rinascimento dell’antichità.
I ‘maghi’ rinascimentali traevano ispirazione perlopiù da opere del II° e III° secolo d.C., testi più filosofici che religiosi, intrisi di influenze magiche pagane e orientaleggianti. Thot, dio egizio nonché scriba degli dèi, veniva identificato dai Greci con Ermete e dai Latini con Mercurio, e sotto il nome di Ermete Trismegisto si sviluppò una vasta letteratura incentrata su astrologia e scienze occulte, mineralogia ed erboristeria, e di conseguenza sulla fabbricazione di talismani. Fra questi testi, troviamo l’Asclepius, sorta di compendio della religione egizia, in particolare sui processi con cui si trasfondevano le potenze del cosmo nelle statue degli dèi; o il Pimander, una creazione del mondo simile a quella della Genesi ebraica, e testi neoplatonici inerenti studi sull’anima. Gli oracoli caldaici venivano invece fatti risalire a Zoroastro, ed erano documenti sulla magia incantatoria che derivavano dagli inni orfici.
C’è da precisare che, nel clima di tolleranza dell’era imperiale, ogni occasione di entrare in contatto con culture diverse era considerata positiva, non eretica, e la magia rinascimentale scaturita dai testi di quest’epoca rifiutava qualsiasi rapporto con incantamenti neri e diabolici. Comunque, per quanto queste opere siano state attribuite nel corso dei secoli a nomi più o meno noti, sono frutto delle mani di più persone, vissute in vari periodi.
Nel Pimander, la mente divina creatrice dell’uomo apparsa a Trismegisto, si parla sia di creazione sia di caduta, di uomini che devono moltiplicarsi e di predicazioni. Nel suo commento agli scritti ermetici, Ficino stesso sottolineò queste e numerosissime altre relazioni con la Genesi, e arrivò addirittura a chiedersi se, nella realtà storica, Trismegisto non fosse stato Mosè. Il cammino di purificazione avviene attraverso un passaggio da vizi a virtù, in una sorta di “discorso della montagna” che libera l’anima immortale. Tuttavia, negli scritti egizi di tipo panteistico, si parla anche dei quattro elementi e della Terra come Grande Nutrice, perché, se in alcuni filoni la materia è il Male ed è necessario rifuggirla, per altre il mondo è buono perché pieno di divinità. E sugli effluvi divini diffusi dai corpi celesti si basa l’Asclepius, incentrato non a caso anche sui simulacri, ovvero quelle ‘creazioni’ in cui l’uomo, similmente a come ha fatto con lui la divinità, infonde energia, attraverso la cosiddetta magia simpatica (impossibile da scollegare dai testi più prettamente astrologici). Fra gli scritti ermetici, il Picatrix (arabo) è quello che ha più influenzato i trattati sulla magia naturale di Marsilio Ficino. Medico e sacerdote, pubblicò nel 1489 i suoi Libri de vita, trattati medici che si basano perlopiù su astrologia e talismani (si ricorre a piante, profumi e colori collegati a un determinato pianeta, mai alla magia demonica). La Primavera di Botticelli è una trasposizione pittorica delle sue dottrine, raffigurando lo spirito del mondo che investe le creature, più particolari raggruppamenti di piante, fiori e immagini planetarie. Curioso, a questo punto, annotare le sue osservazioni sulla croce, talismano per eccellenza sin dai tempi degli egizi, in quanto le forze celesti raggiungono il massimo della loro potenza quando i raggi sono perpendicolari e ad angolo retto, nel congiungere i punti cardinali. Ficino riprese anche la magia degli inni orfici, che si differenzia da quella talismanica per il carattere più che altro uditivo e vocale.
Sotto l’influenza di Ficino esercitò anche Pico della Mirandola, che aggiunse alla magia naturale la cabala pratica di origine ebraica, tesa a raggiungere forze spirituali superiori a quelle materiali del cosmo, grazie al potere della parola, dai sefirot alla numerologia. Le tesi di Pico furono condannate dalla Chiesa, anche se non si arrivò alle drammatiche conseguenze del successivo Bruno. Se però volete approfondire l’argomento, vi consiglio il bellissimo “Giordano Bruno e la tradizione ermetica” (Laterza) della nota studiosa Frances Yates (già citata nei post Cinque libri per le streghe e Shakespeare, i Rosacroce e le streghe di North Berwick), dove potrete ripercorrere storie e collegamenti di questo tipo per ben cinquecento pagine.
Che la Dea vi benedica

lunedì 23 novembre 2015

Shakespeare, i Rosacroce e le streghe di North Berwick

"Ewphame Macalzean, accusata di essere stata presente al convegno nella Chiesa di North Berwick venti giorni prima di San Michele, nel 1590, dove essi chiesero l’effigie del Re data da Agnes Sampson al Diavolo perché la stregasse per il proditorio assassinio del Re. Inoltre, accusata di essere stata presente al convegno tenuto al porto chiamato Fayrie-Hoillis, l’ultimo Lammas con lo scopo suddetto. Inoltre, accusata di essere stata presente al convegno con altre note streghe tenuto a Browme-hoillis dove essi andarono per mare e Robert Grierson era capitano al fine di trattenere la Regina con una tempesta. Inoltre, accusata di aver consultato la detta Agnes Sampson, Robert Grierson e varie altre streghe per ritardare proditoriamente il ritorno della Regina con vento e tempesta e di aver scatenato una tempesta a tal fine e per annegare Sua Maestà e il suo seguito, praticando incantesimi su gatti e gettandoli in mare a Leith, dietro la casa di Robert Grierson...”


Quello che avete appena letto è un estratto dagli atti di un processo avvenuto in Scozia nel giugno del 1591. La maggior parte dei dettagli relativi alla vicenda è ricavata dal saggio “Le streghe nell’Europa Occidentale” dell’antropologa Margaret Murray, e le streghe di North Berwick sono passate alla storia perché il loro Diavolo era il cugino di Giacomo VI: Francis Stewart Conte di Bothwell, intenzionato a scatenare una tempesta per uccidere il Re.
L’ufficiale della congrega, John Fian, era stato processato il 26 dicembre del 1590; l’altro cardine, Agnes Sampson, il 27 gennaio, con una cinquantina di capi d’accusa a carico; Barbara Napier, altro leader, l’8 maggio, per essere strangolata e bruciata (poi assolta, perché incinta). La Sampson e Fian erano stati torturati (come di regola per i processi di alto tradimento), affinché rivelassero il nome del mandante, dato che la tempesta realmente scatenatasi, raggiungendo quasi lo scopo, aveva attirato l’attenzione dei curiosi. Nell’affare erano rimasti coinvolti in trentanove (settanta persone implicate in tutto), ma l’accusa si era concentrata su quattro dei nove leader. I rimanenti nomi erano emersi dalle loro confessioni.
John Fian confessò di aver contattato Marion Linkup per trovarsi sul mare, dove Satana scatenò la tempesta. Agnes Sampson fu accusata di aver scelto Geillis Duncan come mandataria del biglietto scritto da Fian: “Marion Linkup, tu devi avvertire le altre sorelle di levare il vento questo giorno alle ore undici per impedire il ritorno delle Regina in Iscozia.” I partecipanti chiamati alle saline avrebbero dovuto agire da est e unirsi a quelli già là.
Barbara Napier faceva parte dei nove fedeli che si erano riuniti al porto di Aitchesounes-heavin, l’ultimo Lammas, dopo il ritorno del Re dalla Danimarca. Agnes Sampson, Jonet Stratton, Ewphame Macalzean, Barbara Napier, John Fian, Robert Grierson, la moglie di George Mott di Preston, Margrett Thomson e Donald Robson, insieme al Diavolo, formavano il gruppo dei fedeli chiamato ad agire.
Il Diavolo assicurò che avrebbe fatto il possibile per aiutarli, e incaricò Ewphame e Barbara di plasmare un’immagine di cera raffigurante il Re; ordinò di arrostire un rospo e di mescolare le gocce del suo sangue al veleno, per poi farlo gocciolare dalle porte dove Sua Maestà era solito entrare o uscire. Tutto ciò avrebbe dovuto ucciderlo e il governo del paese sarebbe passato in mano al Diavolo. Margaret Thomson avrebbe dovuto far gocciolare il rospo e alla Linkup fu affidato l’incarico di entrare in possesso della biancheria del Re.
La versione di Agnes concordò, ma aggiunse le parole del Diavolo una volta davanti all’immagine di cera: “Questo è il Re Giacomo Sesto che sarà consumato su richiesta di Francis Stewart conte di Bothwell.”
Il conte di Bothwell era nipote del terzo marito di Maria Stuart, colui che causò la rivolta e segnò il tragico destino della Regina.
In precedenza, Maria si era sposata con un cugino, Lord Darnley, padre del futuro Re Giacomo, ma, seguendo i suggerimenti del consigliere, aveva rifiutato al marito la corona. Darnley aveva reagito facendo uccidere il consigliere davanti alla Regina e accusandola di esserne l’amante. Maria finse la rappacificazione col marito poco prima che questi venisse a sua volta assassinato. I sospetti e le accuse piombarono quindi sul nuovo favorito, Bothwell, che rapì Maria e fuggì con lei a Dunbar Castle. Assolto, la sposò.
Sia i protestanti sia i cattolici si ribellarono alle nozze tra un protestante e la Regina cattolica per eccellenza. Maria e Bothwell affrontarono gli insorti, ma l’esercito reale si rifiutò di combattere. Il Conte fu così costretto a rifugiarsi prima in Norvegia, poi a Copenaghen, e i nobili scozzesi forzarono Maria ad abdicare. Imprigionata mentre Giacomo diventava Re, vide annullato il suo matrimonio con Bothwell che, isolato nel castello di Dragsholm, morì pazzo.
Maria, durante i vent’anni di prigione e la successiva fuga in Inghilterra, non smise di intrigare contro Elisabetta I, considerata da lei bastarda e quindi erede non legittima, perché avuta da Enrico VIII dopo il divorzio e non la morte della precedente moglie. I cattolici cospirarono a lungo per imporla al posto di Elisabetta e, per complicità in una di queste trame, fu giustiziata.
Ecco che, invece, sul trono c’era adesso un erede altrettanto illegittimo!
Il Nostro Bothwell era nipote sia del suddetto Conte, sia di Giacomo V, padre di Maria. Il Papa aveva difatti legittimato i due figli naturali di Giacomo, e il padre di Francis, più anziano, sarebbe stato l’erede. Quale sdegno avrà provato nel veder salire al trono il figlio di Maria e Darnley, che oltretutto fu assassinato prima di indossare la corona?
Quando il fatto venne a galla, Bothwell negò tutto, e l’accusa di alto tradimento cadde per mancanza di prove. La Sampson ammise che l’effigie le era stata richiesta da lui, ma la vera compromissione sarebbe arrivata da Fian, che aveva firmato la confessione alla presenza del Re.
Fian fu affidato al custode del maestro del carcere e rinchiuso in una cella singola; sotto tortura ammise di aver seguito i disegni del Diavolo e fece voto di diventare un perfetto cristiano, ma la notte successiva fuggì dalla prigione. La versione ufficiale fu che Fian riuscì a prendere le chiavi della cella e a fuggire (non lo avrà aiutato qualcuno?), ma fu catturato nuovamente e ritrattò. Scelse il martirio e, neppure sotto tortura, parlò più della tempesta. Strangolato e con le gambe spezzate, fu bruciato alla fine del gennaio del ’91 a Castle Hill.
“La detta Agnes Sampson confessò che il Diavolo li aspettava nella Chiesa di North Berwick in forma o similitudine umana e faceva esortazioni blasfeme e fortemente inveiva contro il Re di Scozia e li faceva giurare che gli avrebbero reso buoni servigi e sarebbero stati fedeli, poi andò via. Fatto questo, essi tornarono sul mare e quindi a casa. Allora le streghe chiesero al Diavolo perché avesse tanto in odio il Re ed egli rispose per la ragione che il Re era il più gran nemico che avesse al mondo.”
Per la vigilia d’Ognissanti, il Diavolo aveva radunato gli adepti per il consueto convegno nella Chiesa di North Berwick. C’erano circa centoquaranta persone e molte erano arrivate a cavallo da lontano. Salì sul pulpito con un libro in mano, e disse: “Sarò Buon Maestro se voi sarete Buoni Servi.”
Ma Ewphame ancora non aveva plasmato l’immagine di cera.
“Dov’è ciò che avete promesso?” tuonò Robert Grierson alla sinistra di Bothwell.
“Dov’è l’immagine di Sua Maestà?” chiesero altre donne volgendosi verso Barbara, l’altra incaricata.
Barbara la promise per l’incontro successivo. Presto si sarebbe tenuta una nuova assemblea.
Il Sabba iniziò con gli omaggi al Diavolo che si era presentato con una maschera d’aquila dietro la testa, per apparire bifronte, in saluto all’estate che se ne andava e all’inverno che arrivava. Tutti lo baciarono sugli orecchi rinnovando i voti di fedeltà e lui chiese i resoconti degli incantesimi di ognuno.
Barbara Napier danzava ubriaca, Geillis Duncan suonava lo scacciapensieri, John Fian guidava le danze. Nel particolare ballo chiamato “Follow my leader”, gli adepti si disponevano in cerchio, e il secondo del Diavolo, Fian, chiudeva la fila e comandava le mosse.
Al cantare del gallo il Gran Maestro dichiarava chiuso il convegno con un colpo di gong.
Però, neppure per l’assemblea successiva fu pronta l’immagine di cera, e Grierson parve ancora più arrabbiato: “L’avete già promesso due volte, ci avete ingannato!”
Bothwell ripeté le esatte parole che aveva pronunciato al primo litigio, ormai in una giustificazione aperta della Napier (sarà stato suo, il figlio per cui venne in seguito assolta?).
Fian fu interrogato in merito al perché del sacrificio del gatto, e rispose che, in un convegno a Browme-Hoillis, il Diavolo aveva ordinato a tutti di cercare gatti da gettare in mare, per levare tempeste in grado di distruggere navi. La lettera riguardo la congiura era stata consegnata alla congrega di Leith. Otto giorni dopo, a casa di Wobster, Agnes Sampson, Jonnet Campbell, John Fian, Geillis Duncan e Meg Dunn battezzarono il gatto; poi, a casa di Beigis Tod, gli legarono alle zampe delle articolazioni umane e, con la Campbell, lo scortarono al molo di Leith, a mezzanotte.
Dopo Fian, anche Agnes confessò sotto tortura. La maggior parte dei capi d’accusa a lei imputati riguardava la cura o l’uccisione con le formule magiche.
La prima volta che Agnes servì il Diavolo fu dopo la morte del marito. Mossa dalla povertà, rinunciò a Cristo e gli chiese di rendere lei e i figli ricchi e capaci di vendicarsi con i nemici. La seconda volta fu marchiata.
Era stata esaminata dallo stesso Re a Holyrood Castle, dove venne rasata e spogliata per verificare la presenza del marchio del Diavolo, trovato negli organi genitali. Venne fissata al muro della cella con il laccio della strega, uno strumento di ferro con punte acuminate che forzavano la bocca: due contro la lingua e due pressate contro le guance. Stava perdendo i sensi, quando confessò in merito alle accuse.
In aprile, nel giorno in cui Grierson morì in prigione sotto tortura, Richard Graham accusò Bothwell: “Mi offrì un anello di vari colori e mi disse che c’era uno spirito rinchiuso per mezzo del quale era in grado di prevedere il futuro e leggere nei pensieri della gente. Io ovviamente disdegnai quell’anello. Non abbiamo mai parlato di sua Maestà. Ci sono molte dicerie sul mio conto ed escono tutte dalla bocca di persone invidiose.”
Graham affermò che il servo di Bothwell, Archibald, aveva ricevuto più volte del denaro dal suo padrone in cambio della promessa di aiutarlo a eliminare il Re.
Bothwell comparve davanti al Consiglio del Re e ammise di aver conosciuto Graham qualche anno prima, ma aggiunse: “Mandate pure a chiamare Archibald. La testimonianza di Graham non gode di alcun credito e pure se Archibald testimonierà contro di me sarà solo la sua parola contro la mia e non ci saranno prove. Vi prego di dirmi di cosa sono accusato veramente, Sire” fu la difesa di Bothwell.
“Ho in mano la sua vita, Conte, non insinui...”
“Si dovrebbe trovare un’altra ragione per accusarmi oltre a quella di oggi.”
“Quella di oggi mi pare sufficiente.”
“Non ci sono garanzie che ciò che dice Graham sia vero.”
“Lui mi ha ordinato di agire contro di voi Maestà!” disse Graham.
“Lascio a voi di rispondere a voi stessi. Tornerò al mio castello sperando che venga presa una decisione saggia” concluse Bothwell, rivolto al Re.
E colpevole fu trovato il servitore che non si presentò.
In estate vinse la tesi che vedeva Richard Graham come un negromante bugiardo e ignorante. L’accusa condotta contro un nobile come Bothwell da un infame si era rivelata inverosimile. In passato Graham era stato spesso consultato per stregoneria, ma nella cospirazione contro il Re aveva superato ogni limite. Bothwell inviò una lettera al ministro in cui ripeté la sua difesa e si dichiarò di nuovo innocente. Graham fu bruciato nel febbraio del ‘92
Ma torniamo al pavido Giacomo VI. Possibile che non avesse arruolato spie, per acciuffare tutti questi invisibili? La nota studiosa Frances Yates (nella foto vedete tre fra i suoi saggi sul tardo Cinquecento) allude spesso a legami fra la setta esoterica dei Rosacroce e Shakespeare, ma, non avendo prove, può solo lasciarci immaginare le conclusioni che sono state portate avanti - seppur in maniera non dimostrabile - dal giornalista e conduttore televisivo Gabriele La Porta, ovvero che gli “attori” - così si definivano i rosacrociani - non fossero altro che la compagnia teatrale di Shakespeare.
Quando Giacomo VI divenne Giacomo I, in successione di Elisabetta d’Inghilterra, Shakespeare faceva parte della Compagnia del Lord Ciambellano e, secondo varie teorie susseguitesi nei secoli, era un semplice attore che prestava il nome a un occulto scrittore che scriveva drammi per il Re.
L’occulto scrittore in questione non era altri che Francis Bacon, sempre secondo queste teorie figlio illegittimo della Regina Elisabetta e del Conte di Leicester. Cresciuto come “figlio del Lord Guardasigilli”, rimase in silenzio, dato che, quando l’altro fratello naturale tentò di rivelare la sua vera identità, fu imprigionato e ucciso nella torre di Londra. Bacon si rese conto che non poteva scrivere allo scoperto le allusioni che gli premevano, quindi si nascose dietro l’umile attore e uomo di commercio che, in verità, non scrisse mai drammi in vita sua. Però mi è sempre sembrato sospetto che gli anni perduti della sua biografia si concludessero insieme alle vicende di North Berwick, con la salita alle cronache del 1592.
Il titolo dell’ultima commedia - La Tempesta - già ci riporta all’altro Francis, anche se i più ricollegarono la vicenda alle recenti scoperte fatte nel Nuovo Mondo. Secondo me, i racconti dello - chiamiamolo - “spione esoterico al servizio di Sua Maestà” - avevano scatenato in Bacon l’ira verso colui che aveva innescato quel meccanismo sentendosi l’erede al trono legittimo al posto di Giacomo, non sapendo che in realtà c’era al mondo chi ne aveva ancor più diritto. Numerose dicerie sull’identità dell’autore si sollevarono sulla “Francis B” che apparve sui manoscritti, e la prima parola della Tempesta (Botheswane: Nostromo) fu presa a pretesto del fatto che Bacon ne fosse l’autore. Forse l’allusione è stata fraintesa?
Niente trono per chi si chiama Francis B.
Ci sarà sempre un Cesare che rischierà la vita in una congiura. Bothwell e Fian, novelli Bruto e Cassio, avevano visto il loro sodalizio sgretolarsi giorno dopo giorno, fino alla morte del più debole. Ecco storici drammi di bastardi e alti tradimenti, tempeste e congiure, eredi più o meno legittimi e impostori di Berwick.
Certo, non troverete prove su alcun saggio, però mi piace pensarlo.
Francis comunque cercò il perdono del Re, ma quando nel luglio del ’93 fu introdotto a Holyrood Palace, Giacomo, impaurito, si rifiutò di vederlo e tentò di rifugiarsi nelle stanze della Regina. Gli amici di Bothwell glielo impedirono sbarrandogli la strada e chiudendolo a chiave nella stanza. Nessuno, in verità, aveva creduto alla sua innocenza. Lui, la moglie e i bambini sarebbero stati segnati a vita. E il nostro Diavolo/Prospero fallito si rifugiò a Napoli, dove morì in povertà.

venerdì 23 gennaio 2015

Cinque libri per le streghe

I cinque libri che non possono mancare nell'antro di ogni strega e stregone che si rispetti.


Care consorelle e cari confratelli,
nel periodo in cui Giano bifronte ha smesso di concentrarsi sull’anno vecchio e ha da poco iniziato a guardare il nuovo, vorrei suggerirvi cinque testi che mi auguro stimolino la vostra curiosità. Vi assicuro che possono cambiare la vita di una strega e di uno stregone.
Il manuale imprescindibile da tenere ben custodito nel proprio antro è “I segreti della stregoneria” di Jean de Blanchefort, agile manuale di informazioni e incantesimi utili nella vita magica quotidiana. Può sembrare a tratti non al passo con i tempi, ma si tratta sicuramente di una lettura interessante, se non altro dal punto di vista antropologico. Una strega che si rispetti deve difatti avere solide basi in merito alle proprie radici, per cui consiglio anche “La Grande Madre - Scenari da un mondo mitico”, dove il filosofo Franz Baumer affronta in maniera evocativa il tema dell’eterno femminino. Il libro si legge come un romanzo ed è accessibile al grande pubblico, senza che si avverta la necessità di conoscenze già assimilate.
Solo uomini? Certo che no. Procedendo nei secoli, incontriamo le ricerche della sorprendente studiosa tardocinquecentesca Frances Yates, in particolare “L’arte della memoria”, che ci ‘illumina’ sui retroscena di stregoni noti quali Giordano Bruno o più insospettabili come Shakespeare. La Yates è un must in riferimento all’occultismo del Rinascimento, e sarebbe opportuno spulciare la sua intera bibliografia. Ai suoi libri, così come a quelli del giornalista e sociologo Graham Hancock, hanno attinto autori di thriller esoterici quali Umberto Eco e Dan Brown, ma spesso i saggi originali risultano paradossalmente molto più scorrevoli dei romanzi derivati... Hancock ha indagato i misteri dell’universo da Atlantide al firmamento, dagli antichi egizi al Graal, e il titolo che può racchiudere quasi tutta la sua sfera d’azione è “Impronte degli Dei - Alla ricerca dell’inizio e della fine.”
Riguardo i romanzi veri e propri, una storia capace di capovolgere il punto di vista di chi è stato educato nell’Europa contemporanea, per quanto non ci siano piaciute le vicissitudini personali dell’autrice, è “Le nebbie di Avalon” di Marion Zimmer Bradley, rivisitazione in chiave wicca del mito arturiano: la Grande Madre di tutti i paranormal romance.
A questo punto non mi resta che augurarvi buon studio e buona lettura!
Che la Dea vi benedica
Anonima Strega


Originariamente comparso su ildiariodellafenice.tumblr.com