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venerdì 1 marzo 2019

Le origini del Carnevale

Alle radici della festa più 'popolare'...


Care consorelle e cari confratelli,
nella tradizione, il Carnevale ha rappresentato da sempre l'occasione di interrompere la quotidianità, il lavoro, per abbandonarsi a libertà interdette per tutto il resto dell'anno: bevute colossali, abbuffate pantagrueliche e soldi da sperperare. Questa momentanea interruzione della quotidianità ne era sin dagli albori  anche una sorta di opposizione, in quanto in genere certi scialacqui non erano ammessi, né era possibile permetterseli; un'opposizione che si rifletteva anche nell'abbigliamento, con lo sfoggiare vestiti diversi e particolari.
Le piazze dei paesi allora si animavano con feste di ogni tipo, dalle rappresentazioni teatrali legate agli antichi rituali di origine pagana, alle donne che lanciavano uova dai balconi, fino ad arrivare alle maschere a cui era permessa l'irruzione nelle case private.
Insomma, da paese a paese, ognuno ha le sue particolari tradizioni legate a fattori storico-geografici ben precisi e, come dice P. Burke: "La città si trasforma in un teatro senza parte."
La folla si riversa per le strade per ballare e mangiare, per fare scherzi e assumere identità diverse grazie ai travestimenti; gli uomini invertono i ruoli con le donne, le maschere da animali assumono anche il comportamento degli animali stessi, i buffoni possono ingiuriare e colpire in tutti i modi possibili (bastoni, uova, farina, etc.). In pratica, a Carnevale si può realizzare quanto non ci è permesso nel resto dell'anno.
Se, in origine, le compagnie si concentravano su spettacoli o gare che mettevano in risalto il contrasto tra Carnevale e Quaresima, non dobbiamo però dimenticare che questa festa ha le sue radici in religioni ben più antiche di quella cristiana: dai riti dionisiaci dell'antica Grecia (presenziati perlopiù da persone meno influenti nel resto dell'anno, come donne o schiavi) ai Saturnalia dell'antica Roma, dove lo scandire dei giorni era segnato da inversioni dei ruoli ed eliminazione del vecchio.
Che la Dea vi benedica

lunedì 18 aprile 2016

La madragora

Il talismano verde per eccellenza della tradizione stregonica.


Care consorelle e confratelli,
nella scheda Erboristeria magica ho riservato alla Mandragora poche righe, così come alle altre erbe magiche, in modo da appuntare uno svelto compendio relativo a questa branca stregonica. Trattandosi però della pianta forse più rappresentativa dell'immaginario magico, ho pensato di dedicarle un intero post.
Il nome del talismano verde per eccellenza deriva dal greco "mandragoras", derivato a sua volta dal sanscrito "mad", ovvero "inebriare." Alcune teorie vedono tuttavia la radice di questa parola nell'ebraico "dudajm": "frutto che eccita l'amore."
La parte della pianta che ci interessa è la radice, che può arrivare anche a un metro, con un diametro di 30 centimetri. La tradizione sottolinea la somiglianza tra questa parte del vegetale e la figura umana, visto che, oltretutto, quando viene strappata, emette un rumore simile a un lamento. Per questo viene spesso usata come simulacro.
Il suo uso in medicina è stato abolito, perché fortemente tossica, quindi le streghe moderne devono ben guardarsi dall'usarla in maniera sconsiderata. Già Apuleio e Celso Aulio Cornelio ne avevano scoperte le proprietà narcotiche, ma è citata anche nella Genesi e nel Cantico dei cantici.
Ovviamente, però, il periodo aureo della Mandragora è stato il Medioevo: usata per preparare pozioni, filtri e decotti, attirava l'amore, il denaro e la salute, anche se l'aspetto afrodisiaco, a causa della allucinazioni erotiche che procurava, rimase il più decantato. Sogni di volo e allucinazioni orgiastiche portarono ben presto la pianta a essere associata alla stregoneria.
La tradizione tramanda che la Mandragora va raccolta di luna piena (la luna calante è preposta ai malefici, e le streghe buone li evitano), allo scoccare della mezzanotte. Munite di candela bianca, un pezzo di tela dello stesso colore e un coltello, le streghe tracceranno un cerchio magico intorno alla pianta e, dopo aver girato per nove volte in senso antiorario sul perimetro, accenderanno la candela e cominceranno a scavare. E' necessario soffiare per tre volte sulla radice, prima di strapparla del tutto, e al termine, dopo aver spento la candela, si lascerà una piccola offerta nella buca da ricoprire. Andrano ripetuti anche i nove giri sul perimetro del cerchio, stavolta in senso orario, prima di disfarlo. La Mandragora raccolta nella tela dovrà essiccare, ma avrà bisogno anche di un nome...
Che la Dea vi benedica