domenica 27 marzo 2016

La primaverile morte e resurrezione degli dèi

Cacciare la morte per evocare la rinascita della vegetazione.



Care consorelle e confratelli,
come vi ho più volte spiegato nei post all’interno della scheda Consigli magici, molte delle feste cristiane o in generale della tradizione occidentale sono state mutuate nel periodo tardo romano e alto medievale dagli antichi calendari agresti o da quelli delle religioni precedenti. Così come il Natale è correlato al solstizio d’inverno e alla nascita del sole, che fuga le ombre della notte, anche la Pasqua può essere associata all’equinozio di primavera e alla rinascita della bella stagione dopo il lungo periodo invernale, ma esistono riferimenti ben più precisi riguardanti la morte e la rinascita del dio, a partire dall’egizio Osiride, resuscitato grazie a Iside (vedi il post sulle origini della Befana). Rimanendo in Africa, molte antiche culture celebravano la morte del dio in date fisse o se il potere veniva meno, ma anche la tradizione scandinava ci narra del sacrificio dei figli di Odino, per non parlare, in questo senso, della cultura greca (Crono) ed ebraica (Abramo). Tutti questi rituali vengono associati all’uccisione dello spirito arboreo, come buon auspicio per i raccolti, così come sono da ricollegare a quelle che poi diventeranno le feste per il seppellimento del Carnevale: un cacciare la morte, per evocare l’estate, la dipartita e la rinascita della vegetazione, dalla Russia all’India, dall’Austria all’Africa orientale. La leggenda che più si avvicina a quella celebrata ancora oggi dai cristiani è però quella relativa ad Adone o Attis o Tammuz, con i cui nomi le civiltà che si affacciavano sul Mediterraneo simboleggiavano la morte e la rinascita annuale della vita vegetale. Sulle loro morti circolano numerose versioni (rintracciabili perlopiù nelle narrazioni degli autori greci), ma ciò che le accomuna è la rigenerazione dopo un periodo di digiuno, per promuovere la fertilità. Se volete approfondire le storie di queste figure mitiche, potete spulciare il celebre testo di Frazer “Il ramo d’oro”, 800 pagine enormi e fitte di curiosità antropologiche da integrare ai manuali storiografici, per confrontare le versioni delle varie culture.
Che la Dea vi benedica

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