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martedì 13 settembre 2016

La donna nell'Antico Egitto

Il ruolo attivo delle donne egizie nella vita quotidiana dei tempi dei faraoni.


Nell’antico Egitto, l’individuo femminile era una persona giuridica con gli stessi diritti degli uomini, nonché proprietaria di beni di cui disponeva indipendentemente dalla potestà tipica delle società patriarcali, sotto cui ritornò però nelle epoche oscure delle prime due dinastie e nei tre periodi intermedi. Al di fuori di questi intervalli, pure il culto funerario era individuale e in villaggi in cui era predominante l’attività operaia, se impossibilitata a lavorare in squadra per questioni di scarsa forza fisica, la donna entrava a far parte del tribunale che amministrava le opere, oppure si adoperava nel campo degli ordini per l’approvvigionamento dei materiali.
Se i mariti spesso le definivano “sorelle” nei componimenti poetici a loro dedicati, dall’Antico Regno esisteva persino il divorzio. Talvolta il motivo risiedeva nel ripudio del marito a causa dell’adulterio, ma non mancano testimonianze su donne che abbandonarono il marito per le stesse ragioni e che ricevettero indennizzi.
Ovviamente in questa società era ancora forte il culto della Dea Madre, in particolare Iside, per cui erano molte anche le ‘spose divine’ consacrate alla vita del tempio, ma non meno note erano diverse Regine quali Nefertari, celebre sposa di Ramses II o Nefertiti, moglie di Akhenaton, il faraone eretico (vedi qui gli approfondimenti sulla morte del figlio Tutankhamon).
Le donne avevano dunque un ruolo attivo nella vita di corte e del clero, e la loro educazione era pari a quella impartita ai maschi; anche le femmine di estrazione modesta potevano accedere alle scuole del palazzo e del tempio, fino a conseguire specializzazioni e intraprendere una carriera a corte, fra cui quella di scriba. Non rare erano pure le proprietarie terriere o le figure dedite ad attività artigianali (tutti femminili erano i settori produttivi legati a cosmesi e acconciature, per esempio).
Insomma, aspetti non certo scontati alla luce di quanto il Medioevo ci portò indietro per opera delle grandi religioni monoteiste...

Consigli di lettura:
Enrichetta Leospo - Mario Tosi – La donna nell’Antico Egitto (Giunti)

venerdì 9 settembre 2016

Le druide

Profetesse, barde, dottoresse, ambasciatrici, giudici e guerriere...


Care consorelle e confratelli,
da tempo, le fonti ci confermano l’esistenza di femmine tra i druidi, dato il ruolo determinante all’interno della società celtica della donna, detentrice di diritti e posizioni che superavano di gran lunga quelli delle contemporanee greche e romane.
Nella storia, incontriamo difatti tante figure autorevoli, dalla regina e comandante di guerra Boudicca (61 d.C.) ad altre regine guerriere quali Medb del Connacht, che comandava personalmente il suo esercito, o come Scathach, maestra di armi di Cuchulainn, e sua sorella Aoife, altra nota guerriera. Cartimandua è stata capo dei briganti britannici intorno al 43-69 d. C e, quando suo marito tentò di rilevarne il posto nel regno, lei divorziò e sposò il suo auriga. Per non parlare della prima condottiera gallica Onomaris, del capo dell’intera Irlanda dal 377 a 331 a. C. Aed Ruadh, e di tutte le eroine nella guerra contro Roma.
Sacerdotesse, profetesse, barde, dottoresse, ambasciatrici, giudici e avvocati, le donne godevano dei diritti di successione, e potevano dunque divorziare.
Dal concetto di “dea madre” a quello di “padre degli dèi”, però, il passo fu breve, e l’introduzione del cristianesimo per opera dei Romani spazzò quest’uguaglianza fra uomo e donna (per quanto, nei primi anni di ibridazione fra le due Chiese, le donne continuassero a occupare posizioni interdette alle coetanee d’oltralpe).
Romani che comunque non mancano di tramandarci leggende su queste donne, come succede a Tacito per la profetessa Veleda, autorità in campo politico che dominava un vasto territorio; così come a Dione Cassio per Ganna, che succedette a Veleda.
Nonostante queste donne non vengano mai chiamate esplicitamente druide o druidesse, anche Pomponio Mela, nel “De Chorographia”, cita le sacerdotesse dell’Isola di Sena, che conoscevano il futuro e fornivano oracoli ai marinai. E persino Strabone, nel citare un’isola simile a quella di Sena, parla di donne che servivano una divinità associabile a Bacco e sottolinea il fatto che fossero indipendenti dai loro mariti (confermando al contempo la diffusione del matrimonio nella casta sacerdotale). Ma di profetesse parla anche Elio Lamprido dell’"Historia Augusta", così come Flavio Vopisco.
La tradizione celtica è ovviamente ancora più ricca di riferimenti e Seathrun Céitinn ci narra delle custodi dei fuochi sacri irlandesi, mentre Gwynn, nel saggio “Metrical Dindshenchas”, porta numerosi esempi come ‘la’ Capodruido Gaine, e molti nomi di druide sono conservati nella letteratura irlandese antica, in particolare nell’epica.
Se le volete conoscere tutte, vi suggerisco il saggio di Peter Berresford Ellis “Il segreto dei druidi”, di cui già vi ho parlato in svariate occasioni all’interno dei Consigli Magici.
Che la Dea vi benedica

venerdì 5 agosto 2016

Il giorno del nocciolo

La saggezza interiore per il calendario celtico.


Care consorelle e confratelli,
si dice che nella vita si debbano fare tre cose fondamentali per lasciare un segno di sé: 1) partorire un figlio; 2) scrivere un libro; 3) piantare un albero. Al momento non ho ancora sfornato piccole streghe, ma ne ho di sicuro 'pubblicate.' In più, nel mio antro, ho piantato diverse cosette, fra cui un nocciolo a cui sono molto affezionata. Dalla foto in alto non parrebbe tanto vitale, ma è passato del tempo, e sotto, come potete vedere, il cespuglione è stato già anche potato. Per ora, tuttavia, pure lui non ha sfornato nocciole. Vedremo in futuro se mi fornirà direttamente barattoli di Nutella su ogni ramo.


La giornata di oggi, nel calendario celtico degli alberi, è dedicata proprio a questo magico alberello (in Ogham: Coll), che vede il termine del suo mese a settembre, coprendo all'incirca il periodo della maturazione dei frutti.
Per la tradizione druidica, si tratta di un simbolo di saggezza interiore, e i sacerdoti utilizzavano tavolette di legno tratte dal tronco dell'albero per incidervi i segni divinatori; le giovani sacerdotesse indossavano collane di nocciole infilzate nel giorno dell'iniziazione e le bacchette di nocciolo aiutavano i rabdomanti a trovare l'acqua o addirittura tesori nascosti,
Le streghe moderne possono utilizzarne il legno per le rune oppure bruciarne rametti per ottenere saggezza, ma anche le nocciole stesse sono ottimi sostituti geomantici, se lanciate in aria in corso di divinazione.
Che la Dea vi benedica